Andare in camminata

Il paesaggio collinoso delle Langhe, particolarmente le "Colline del Barolo", invitano per camminate ed escursioni attraverso i paesi con le loro vigne. Sentieri marcati, che si chiamono "sette sentieri" vi guidano ai paesi vicini o direttamente ai produttori viticoli. Tanti piccoli ristoranti, si propongono per una pausa per godere dei prodotti tipici della regione.

Questo è un modo molto semplice e tranquillo per conoscere le Langhe e il loro bel panorama.

Le sette sentieri di Monforte d'Alba

Antiche Pievi

Questa passeggiata vi consentirà di ammirare interessanti monumenti assaporando tutta la tranquillità e la bellezza della natura del luogo. L’itinerario, della durata di un’ora e mezza circa (3,5 Km), ha inizio, a Monforte, dalla cappella della Natività della Vergine, la quale si trova a circa 500 mt dalla piazza principale, sulla strada per Monchiero e Barolo. La chiesa, risalente al ‘400, conserva un affresco del XV secolo raffigurante una Madonna con Bambino, forse parte di un trittico, ed è meta, fin dall’epoca della peste del 1630, di processioni annuali. A destra della cappella si imbocca la strada comunale che conduce alla località San Pietro. La via costeggia un bosco di querce, robinie e pini silvestri; in alto, sul colle San Pietro, si intravedono i resti di un castello e di una chiesa medievali. Dopo circa 700 mt si abbandona la strada asfaltata e ci si inoltra in un altro bosco passando sotto le case della Bettola. Camminando in cresta e seguendo le indicazioni si raggiunge località San Giovanni. Costeggiate le case della borgata, si svolta a destra e si prosegue per la strada sterrata che scende tra le vigne fino a raggiungere il rio Bussia. Dopo averlo attraversato, la stradina risale e si divide: occorre svoltare a destra e proseguire fino a raggiungere un gruppo di case. Si continua poi lungo la strada comunale asfaltata, che risale alla provinciale per Monchiero in prossimità del punto di partenza.

Sentiero n.1

Le aree collinari di San Pietro vennero cedute, in epoca anteriore all'XI secolo, all'abbazia albese di San Frontiniano. A cura dei monaci benedettini vennero probabilmente edificate la chiesa e un'altra costruzione attigua. Nel 1446 i beni dell'abbazia passarono al Vescovo di Alba. Nel 1600 fu probabilmente ristrutturata la costruzione accanto alla chiesa che diventò per un certo periodo residenza estiva del Vescovo albese G. Roero (1697-1720), il cui stemma appariva dipinto sulla facciata occidentale del palazzo. Oggi dell'antico complesso si intravedono ruderi nel bosco di querce, robinie e pini silvestri all'apice della collina (proprietà privata). Località San Giovanni Una pieve esisteva sin dall'XI secolo. Come quella di San Pietro apparteneva all'abbazia albese di San Cassiano e San Frontiniano. Soppressa quest’ultima, i beni di Monforte (500 giornate circa) passarono al cenobio di Ferrania e nel 1446 al Vescovado di Alba; dalla fine dell'800 appartengono a privati. All'inizio del '900 il complesso relativo al priorato monastico venne in parte demolito e in parte ristrutturato. Nel cortile di casa Rabino è ancora visibile l'antico acciottolato. Cappella della Madonna Assunta della Bussia La cappella si erge sulla sommità di una collinetta boscosa. L'edificio più antico, costruito su un terreno franoso poco lontano da quello attuale, nel 1872 cominciò a dare segni di cedimento. Il campanile successivamente crollò a causa di un ampliamento effettuato per la nuova campana voluta dai borghigiani. La nuova cappella venne ricostruita sull'attuale sito che dava maggiori garanzie di stabilità (secondo la tradizione fu la Madonna stessa a scegliere il luogo dell'erezione). L'annessa scuola elementare venne inaugurata solennemente il 24/11/1929 da S.A.R. il Duca di Pistoia. Cappella campestre di Santo Stefano a Perno La cappella venne edificata originariamente nel XII secolo. Di quest'epoca sono ancora visibili l'abside semicircolare in pietra e modeste parti delle pareti laterali. Fu restaurata negli anni 1977/’83. Navata e facciata furono ricostruite tra il 1753 e il 1757. Un accurato scavo archeologico (1980/1982) ha individuato una fase di utilizzo dell'altura (394 m.s.l.) come area cimiteriale in epoca ancora pre-cedente la costruzione romanica (tombe risalenti al X-XII sec.) All'interno, nel catino absidale, a destra, una figura di Santo (S. Matteo?), ai cui piedi è un angioletto, riferibile alla seconda metà del XIV sec. o agli inizi del XV; a sinistra un frammento con la lapidazione di Santo Stefano, databile alla seconda metà del XV secolo. Perno Sino al 1928 Perno era un territorio a sé stante. La sua storia è legata alle vicende di Monforte e Novello. Nel '400 appartenne in parte ai Falletti. Nel 1631 il dominio superiore passò ai Savoia e la signoria locale ai Malvasi di Finale. Dopo alterne vicende, nella seconda metà del '700 ne diventarono signori i principi di Cisterna. L'attuale residenza fu edificata dopo la demolizione (1790) delle fortificazioni più antiche. Di esse sono visibili, dopo il restauro del 1976/’80, due torri quadrate.

Sentiero n.2

Cappella della Natività di Maria Vergine (detta anche Madonna delle Settevie). Edificata probabilmente nel Quattrocento è meta tuttora delle processioni annuali delle Rogazioni. In seguito alla peste del 1630/’31 era stato eretto nei pressi un lazzaretto. Nel Settecento fu ristrutturata e arricchita dell'altare barocco; notevoli lavori di ripristino vennero effettuati nel 1870. L'interno ha la volta a botte impreziosita da decorazioni floreali e a carattere religioso. La parete absidale presenta un complesso altorilievo, ornato da stucchi e colonne tra le quali compaiono le figure di S. Antonio e Santa Lucia. Sull'altare barocco, inserito in una triplice cornice, un antico affresco rappresenta la Madonna seduta col Bambino che tiene in mano un uccellino (un'iconografia dedotta da un aneddoto riportato in uno dei Vangeli apocrifi). Le figure assise sono inserite in un sottarco, a tutto sesto, sostenuto da esili colonnine, forse elemento centrale di un trittico, come similarmente si nota in pitture coeve a Sinio e Bene Vagienna. I caratteri formali dell'affresco fanno riferire l'autore a un pittore monregalese e l'epoca di esecuzione all'ultimo quarto del XV secolo. L'affresco è stato restaurato nel 1989 (Nicola Restauri di Aramengo). Alle pareti, quadretti della Via Crucis e, nella sacrestia, alcuni ex-voto. Pensoglio Sito storicamente importante insieme a Perno e Torricella: l'insediamento è documentato sin dall'Alto Medioevo. Deve presumibilmente il suo nome al latino “solium”, suolo erto. Una curiosità: nel luglio del 1977 quì fu qui organizzata la “1° Sagra dell'urlo libero”. Cappella della Visitazione Viene citata in una relazione del 1728. L'attuale cappella si presenta a una sola navata e con altare in terriglia. Il campanile fu ricostruito dopo il terremoto del 1887 insieme al massiccio portico antistante. Cucchi La denominazione della frazione conferma l'antichità dell'insediamento in questa zona: il nome è formato dalla base preindoeuropea cuc(cuccu), che significa “altura arrotondata”.

Sentiero n.3

Cappella di San Sebastiano Dedicati a questo santo, a protezione dalla peste, esistevano già una cappella, eretta sull'attuale p.zza Umberto I nel 1600, poi demolita, e un altare nell'antica chiesa parrocchiale di Santa Maria de castro. La primitiva struttura potrebbe risalire al periodo delle epidemie di peste che colpirono anche Monforte (1630/’31); le forme attuali sono forse riferibili alla fine dell'800 o all'inizio del '900, gli anni delle ricostruzioni dopo il terremoto del 1887.

Sentiero n.4

Cappella di San Giuseppe Ne è comprovata l'esistenza fin dal 1703; rinnovata e ampliata negli anni 1903/’06, è ad una sola navata e presenta un bell'altare in terriglia dipinta. Conserva numerosi ex voto e una tela che rappresenta la morte di S. Giuseppe. Torricella Località di antico insediamento, deve il suo nome alla fortificazione di cui non rimangono tracce emergenti. Le pietre affioranti ne individuano la posizione, strategicamente molto importante, non lontano dall'attuale abitato, sul colle che guarda la vallata verso Castiglione Falletto, Alba e le terre del Roero. Nei giorni limpidi è possibile vedere la catena delle Alpi e individuarne le cime più alte. Cappella di Sant'Anna La chiesa campestre di S. Anna appare solitaria all'ombra di una ripa boscosa. Le forme attuali risalgono al 1903, anno dell'ultima ricostruzione. La sua fondazione è legata a un avvenimento che si tramanda da generazioni. Era l'anno 1506. In tutti i paesi della langa si alternavano preghiere e processioni di penitenza per chiedere la pioggia. Gli abitanti di La Morra organizzarono un pellegrinaggio a Savona, dove l'apparizione miracolosa della Vergine della Misericordia stava convogliando la devozione popolare. Vi giunsero dopo tre giorni (via Barolo, Monforte, Bossolasco e Millesimo). Sulla via del ritorno furono sorpresi da un violentissimo temporale presso la borgata Torricella, non lontano da un antico pilone dedicato a S. Anna. Là si rifugiarono in preghiera. Neppure un pellegrino si bagnò. E sul luogo del vecchio pilone i fedeli di La Morra e Monforte edificarono la cappella dedicata a S. Anna. Ogni sette anni da La Morra, per voto, partiva una processione a cui si univano, presso la cappella delle Settevie, i fedeli di Monforte per raggiungere insieme S. Anna. Tale voto si rinnova tuttora. San Martino Riedificata dal 1887 al 1889, venne a sostituire una più antica cappella di cui si parla in una relazione del massaro del 1670. Rimasta irreparabilmente danneggiata in seguito ad una scossa di terremoto verificatasi il 23 febbraio 1887. L'interno, ad aula, è stato oggetto di recenti restauri da parte dei borghigiani.

Sentiero n.5

Chiesa della Madonna Assunta Venne forse eretta a cura dei monaci della canonica di Ferrania (SV), già possessori di vari terreni in questa località; fu poi ricostruita nel XV secolo e denota successivi interventi nei secoli XVII e XIX. All'interno l'antico affresco al centro della parete absidale presenta la Madonna assisa con Bambino che tiene tra le mani un uccellino; è databile all'ultimo quarto del '400 ed è riferibile ad un pittore mon-regalese. A sinistra vi è l'altare di San Giovanni Evangelista su cui è conservata una pala, datata 1654, raffigurante il Crocifisso e alcuni Santi, proveniente, secondo la tradizione, dal Castello. Castelletto Sull'altura che sovrasta il borgo (358 m.s.l.) si intravedono i resti di antiche murature; sono da riferire al castello che qui sorgeva: documenti attestano l'esistenza di un castello sin dai primi anni del 1200. Fece parte del Marchesato di Novello, sotto la signoria dei Del Carretto, e, per un breve periodo, anche del Marchesato di Saluzzo. Occupato dalle truppe di Francesco Sforza nel 1431, venne compreso fra i feudi imperiali quattro anni dopo. Passò nel 1726 ai Savoia e sotto i Del Carretto, signori di Novello. Ebbe giurisdizione e territorio a sé fino al 1928. Le case dell'abitato vengono ancora chiamate “la villa” a ricordo della loro posizione intorno al castello.

Sentiero n.6

Bricco Asciutto Tutti i sentieri attraversano borgate, costeggiano cascine, corrono lungo allineamenti abitativi, sfiorano “ciabot” e permettono spesso ampie visioni sulle diverse tipologie di insediamento del territorio. Le modalità di costruzione descritte in questo percorso potranno essere osservate lungo tutte le passeggiate. Le cascine La casa contadina può, nelle Langhe, essere definita di tipo “appenninico-prealpino”. Si tratta di un insediamento misto la cui varietà è dovuta non solo a ragioni fisico-ambientali, ma anche storiche e socio-economiche e che assumono configurazioni diverse, le quali vanno dalle borgate a struttura più o meno aperta ai nuclei a struttura chiusa e a casolari e cascine isolate. In questo percorso si incontra la borgata a struttura aperta di San Giuseppe, in cui è situata la cappella omonima. In prossimità della chiesa sono visibili alcuni esempi di case padronali risalenti a inizio secolo in cui il giardino appare chiuso da recinzioni in ferro o muratura, e l'ingresso è reso importante da pilastri. A 100 metri dalla chiesa è la Scaramuzza, piccola borgata a struttura chiusa con corti pressoché rettangolari, originata forse da motivi difensivi, come il nome stesso sembrerebbe suggerire. Il cortile, qui come altrove, costituisce uno spazio comune per le manovre delle macchine agricole e per i lavori connessi ai cicli stagionali cui un tempo tutta la borgata partecipava (tipiche la trebbiatura e la spannocchiatura). Visibili alcuni particolari spesso ricorrenti: i tagliafuoco emergenti dai tetti, le scale esterne, tipiche delle case più antiche, le lobbie (balconi in legno che percorrono l'intera facciata), i pozzi in pietra addossati ai muri. Dal Bricco Asciutto è possibile scorgere le case disposte “a schiera” di Le Coste, parallele all'asse stradale. Esse presentano fronti poco finestrate sulla strada e loggiati sulla corte interna a cui si accede spesso tramite portoni. Casolari e cascine, per lo più intonacati e con i tetti in coppi, sono visibili lungo tutti i sentieri. A volte civile e rustico si congiungono a “L” per proteggere l'aia, a volte risultano separati. In alcune frazioni è ancora in attività il forno comune usato dai borghigiani per la cottura del pane.

Strade dei Catari

Da piazza Umberto I si imbocca la ripida via Marconi e si svolta per via G. Silvano. Poco dopo si apre, a destra, il cortile su cui si affacciavano le abitazioni del cosiddetto ghetto, termine che fa presumere l'esistenza in passato di una sia pur ridotta comunità ebraica. Al n. 18 l'edicola gentilizia risalente al '700, in stucco, con lesene, volute e stemma contenente un tempo un'immagine sacra. Dopo aver superato il palazzo delle Scuole Elementari, si continua a salire per l'erta via Goito, che chiudeva a sud-est il borgo e si giunge alla piazzetta della “Saracca”, dove si aprivano locande, botteghe, laboratori artigianali e si tenevano fiere e mercati. Su di essa incombe il palazzo, già dei conti De Magistris, che presenta in alto un terrazzo con pergolato sorretto da pilastri ornati da capitelli corinzi, risalenti alla fine del '700, ed un'ampia apertura cieca, ogivale, con decorazioni in cotto, presumibilmente della seconda metà del '400. Poco oltre, al n. 1 di via Cavour è visibile un edificio ristrutturato nell'800, ma che conserva tracce del '600, un tempo funzionante come Ospedale Civico. Sulla stessa via, al n. 12, un'interessante abitazione con loggiato settecentesco, ad archi ribassati e, al n. 22, il palazzo già Ghisolfi che presenta tracce di decorazioni secentesche in corrispondenza delle finestre e delle cornici marcapiano. Qui era la porta soprana del borgo. Si raggiunge quindi l'incrocio tra via della Chiesa, via Nosassa e via Bava Beccaris. Via Bava Beccaris, come l'adiacente edificio, ha conservato tale denominazione perché qui aveva soggiornato il generale diventato tristemente famoso per i fatti di Milano del 1898 (le sue truppe aprirono il fuoco sulla folla che protestava contro il rincaro del pane). Al n. 16 di via della Chiesa si apre l'ingresso al palazzo Scarampi e si prosegue lungo il viale di frassini che affianca il parco sino ad arrivare nella piazza dell'antica chiesa.